Architettura e Pattern

Molti anni fa, a San Candido, piccolo paese in Val Pusteria a pochi chilometri dal confine austriaco, c’era un negozio di arredamento e complementi d’arredo che aveva una caratteristica unica: metteva insieme l’artigianato locale altoatesino e prodotti di origine himalayana. Il risultato era sorprendente! Soprattutto, emergeva una indiscutibile consonanza di colori e materiali, nonostante la distanza geografica e culturale che in teoria dovrebbe separare luoghi così diversi. Era molto affascinante e non dubito che molto fosse dovuto al gusto dei proprietari, capaci di vedere le assonanze, bravissimi ad accostare mobile ed oggetti.

Il negozio non esiste piu’, purtroppo.

Cammarata (Sicilia)
Larung Gar (Tibet)

Penserete, come ho pensato anch’io, che in fondo le montagne sono montagne ovunque e quindi qualcosa in comune ci dovrà pur essere. E’ vero. Ma non basta. Ora vi invito ad osservare le due immagini qui sopra: due luoghi molto lontani fra loro, nello spazio e nella cultura. Un paese della Sicilia e una città-monastero tibetana (oggetto di ampie distruzioni da parte degli occupanti cinesi): qualcosa balza prepotente all’occhio, qualcosa nella struttura dell’immagine, nella giustapposizione dei volumi, nell’apparente caos che si mostra nei due luoghi. Ecco, c’è qualcosa che si somiglia nella organizzazione spaziale, che è il prodotto di una infinita rete di relazioni umane e che, al di là dello spazio e del tempo, genera archetipi spaziali simili, genera quello che potremmo definire lo spesso pattern percettivo.

Tutti i processi che generano qualcosa procedono attraverso la definizione di pattern, più o meno espliciti. E c’è una grande differenza tra creare e generare: in un caso si dà forma direttamente attraverso processi tecnologici, nell’altro caso si permette che alcuni comportamenti producano la forma.

cfr. L’Eterno Processo di Edificare

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