Marco D’Eramo, Dominio

In questo senso tutta la nostra vita diventa il capitale originario, il “capitale umano” in senso letterale, da cui gli operatori della rete traggono profitto. Questo nuovo capitalismo sfrutta e mette a profitto tutte le tracce digitali, volontarie e involontarie che ci lasciamo dietro, proprio come i motori delle auto lasciano fumi di scarico. Il processo di fabbricazione delle previsioni comincia con la mietitura dei nostri “dati di scarico” (data exhaust), i dati generati dagli utenti stessi, “dalle inezie della vita quotidiana, specialmente i più esili dettagli delle nostre azioni online – catturati, datizzati (tradotti in codice leggibile dalle macchine), astrattizzati, aggregati, impacchettati, venduti e analizzati. Questo include qualunque cosa dai like di Facebook alle ricerche con Google, ai tweet, email, testi, foto, suoni e video, posizione, movimento, acquisti, ogni click, ogni parola mal pronunciata, ogni pagina vista, e ancora”. […] “Questo procedimento si è diffuso in un’enorme varietà di prodotti, servizi, settori economici, inclusi assicurazioni, commercio al dettaglio, sanità, svago, istruzione, trasporto, dando vita a nuovi ecosistemi di fornitori, produttori, clienti, creatori di mercati e agenti di mercato, Quasi ogni prodotto o servizio che comincia con la parola ‘smart’ o ‘personalizzato’, ogni meccanismo potenziato da internet, ogni ‘assistente digitale’ è semplicemente un’interfaccia nella catena di fornitura per il flusso indisturbato di dati comportamentali.” Si è così creata e cristallizzata un’a-simmetria pazzesca tra i padroni della conoscenza di tutte le nostre vite da un lato e dall’altro la nostra ignoranza di averla data via gratis questa vita, una asimmetria che Zuboff chiama un “golpe dall’alto”: un’altra forma in cui si è materializzata quella rivolta vittoriosa dei potenti contro i loro sudditi che Aristotele aveva considerato e che noi viviamo sulla nostra pelle.

da: D'Eramo, Marco, Dominio