TWB. IL PORTALE

Alexander, Christopher

The Timeless Way of Building

Capitolo 9

IL FIORE E IL SEME 

La qualità non può essere costruita negli edifici e nelle città, ma può solo essere generata, indirettamente, dalla azione ordinaria della gente, così come il fiore non può essere costruito, ma solo generato dal seme. 

Siamo ora nella posizione di riconoscere, almeno per sommi capi, il carattere delle città e degli edifici che contengono la qualità senza nome.

Ora vedremo che c’è un processo specifico concreto attraverso il quale questa qualità viene in essere. 

Considerate il processo con cui i Samoa fanno una canoa, da un albero.

[Tagliano l’albero, lo puliscono, scavano l’interno, formano la ciglia e la prua, intagliano decorazioni… Ogni canoa viene differente, ognuna a suo modo bella, perché il processo è ordinario, semplice, diretto. (…)] 

La qualità della vita è proprio così: non può essere fatta, ma solo generata. 

Ai giorni nostri siamo giunti a pensare ai prodotti artistici come “creazioni”, concepite nelle menti dei loro creatori. 

La qualità senza nome non può essere raggiunta così. 

La stessa cosa, esattamente, è vera per un organismo vivente. 

Se volete avere un fiore vivo, non lo costruite fisicamente. Lo fate crescere da un seme. 

Questo si basa su una semplice proposizione scientifica: la grande complessità di un sistema organico, che è essenziale alla sua vita, non può essere creato dall’alto; può solo essere generato indirettamente. 

Questo non può accadere a meno che ogni parte sia parzialmente autonoma, così da adattarsi alle condizioni locali dell’insieme. 

Un edificio che sia naturale richiede lo stesso [comportamento]. 

E lo stesso la città. 

Ma naturalmente la creazione autonoma delle parti, se prese per se stesse, produrrà caos. 

Ciò che crea l’unione del fiore, allo stesso tempo che tutte le sue cellule siano più o meno autonome, è il codice genetico, che guida il processo delle parti individuali, e le fonde nell’unità. 

E, proprio come i fiore ha bisogno di un codice genetico per raggiungere l’unità delle sue parti, così ne hanno bisogno gli edifici e le città. 

Allora iniziai a domandarmi se c’era un codice, simile al codice genetico, per gli atti umani di costruzione.

C’è un codice fluido che genera la qualità senza nome negli edifici, e che li rende vivi?

C’è un qualche processo che opera all’interno della mente quando essa si permette di generare un edificio o un luogo che siano vivi? E c’è sicuramente un processo che è anche troppo semplice, che tutte le persone della società possono usarlo, e così generare non solo singoli edifici, ma interi quartieri e città?

Venne fuori che c’è. Prende la forma di linguaggio. 

Capitolo 10

IL NOSTRO LINGUAGGIO DI PATTERN

La gente può dare forma agli edifici per conto proprio, e lo ha fatto per secoli, usando linguaggi che chiamo “pattern languages”. Un linguaggio di pattern dà ad ogni persona che lo usa il potere di creare una infinita varietà di edifici nuovi ed unici, proprio come il linguaggio ordinario gli dà il potere di creare una infinita varietà di frasi.

Sappiamo, dal cap. 9, in termini vaghi e generali, che la vita non può essere costruita, ma solo generata da un processo.

Nel caso degli edifici e delle città, questo processo deve essere tale da lasciare alla gente di una città la possibilità di dare forma a stanze, e case, strade, e chiese, per conto proprio.

Nelle culture tradizionali questi processi erano banali.

Ogni edificio era membro di una famiglia, e comunque unico.

Ogni stanza leggermente differente in accordo con il tutto.

Ogni piastrella è sistemata a terra in modo leggermente differente, in accordo con la sistemazione del terreno.

Come è possibile?

A prima vista, possiamo immaginare che ogni agricoltore ha costruito la sua bella stalla, semplicemente facendo attenzione alle sue funzioni.

Ma ciò non spiega la somiglianza con differenti stalle.

Possiamo immaginare allora che l’agricoltore abbia raggiunto la capacità di costruire la stalla copiando le altre stalle attorno a lui.

Ma ciò non spiega la grande varietà di stalle.

La risposta giusta alla domanda “come fà un agricoltore a costruire una nuova stalla?” stà nel fatto che ogni stalla è fatto di pattern.

Questi pattern sono espressi come regole che ogni agricoltore può combinare e ricombinare per realizzare una infinità di stalle uniche.

Per capire in dettaglio come questi pattern lavorino dobbiamo estendere la definizione di pattern.

Ogni pattern è una regola che descrive cosa dovete fare per generare l’entità che definisce.

È in questo senso che il sistema di pattern forma un linguaggio.

Da un punto di vista matematico il tipo più semplice di linguaggio è un sistema che contiene due gruppi: 1. un gruppo di elementi, o simboli. 2. Un gruppo di regole per combinare questi simboli.

Un linguaggio naturale come l’inglese è un sistema più complesso.

Un linguaggio di pattern è un sistema ancora più complesso.

Un linguaggio ordinario come l’inglese è un sistema che permette la creazione di una infinita varietà di combinazione monodimensionale di parole, dette frasi.

Un linguaggio di pattern è un sistema che permette ai suoi utenti di creare una varietà infinita di quelle combinazioni tridimensionali di pattern che noi chiamiamo edifici, giardini, città.

Riassumendo: sia il linguaggio ordinario che il linguaggio dei pattern sono sistemi finiti di combinazioni che ci permettono di creare una varietà infinita di combinazioni, appropriate alle differenti circostanze, a volontà.

Ecco lo schema di un linguaggio di pattern per una fattoria nell’Oberland di Berna:

ASSI NORD SUD

INGRESSI A OVEST

DUE PIANI

MAGAZZINI SUL RETRO

CAMERE DA LETTO IN FACCIATA

GIARDINO A SUD

TETTO A FALDE

TERMINAZIONI SEMI-TRONCHE

BALCONATA VERSO IL GIARDINO

ORNAMENTI SCOLPITI

Ecco lo schema di un altro semplice linguaggio di pattern per case in pietra nel sud d’Italia:

STANZA PRINCIPALE QUADRATA, CIRCA 3 METRI

INGRESSO PRINCIPALE CON DUE GRADINI

PICCOLE STANZE ATTORNO ALLA PRINCIPALE

ARCHI FRA LE STANZE

VOLTA CONICA PRINCIPALE

PICCOLE VOLTE ALL’INTERNO DEL CONO

CIMA DEL CONO IMBIANCATA

SEDILI SUL FRONTE, IMBIANCATI

In questo caso, il linguaggio di pattern non solo aiuta la gente a dare forma alle loro case, ma anche li aiuta a formare le loro strade e la città collettivamente.

A questo punto, abbiamo definito il concetto di linguaggio di pattern chiaramente. Sappiamo che è un sistema finito di regole che una persona può usare per generare una infinita varietà di edifici differenti – tutti membri di una famiglia – e che l’uso del linguaggio permetterà alla gente di un villaggio o di una città di generare esattamente quell’equilibrio di uniformità e di varietà che porta un luogo alla vita.

In questo senso, poi, abbiamo trovato un esempio del tipo di codice che, in certi momenti, interpreta negli edifici e nelle città quello che è il codice genetico per gli organismi viventi.

Ciò che ancora non conosciamo è che questi tipi di linguaggi sono in definitiva responsabili di ogni singolo atto di costruzione nel mondo.

Capitolo 11

IL NOSTRO LINGUAGGIO DI PATTERN: continua

Questi linguaggi di pattern non sono confinati in villaggi e società agricole. Tutti gli atti di costruzione sono governati da un linguaggio di pattern di un qualche tipo, e i pattern nel mondo sono lì, proprio perché sono creati con i linguaggi che usa la gente.

Abbiamo visto fin qui come il linguaggio di pattern era il segreto del potere dell’agricoltore di costruire in semplici villaggi.

Ma i linguaggi sono più diffusi e più profondi di così. Il fatto è che ogni atto di costruzione, grande o piccolo, umile o magnifico, moderno o antico, è realizzato in questo stesso modo.

In quanto l’uso di linguaggi di pattern non è meramente qualcosa che avviene nelle società tradizionali. È un fatto fondamentale della nostra natura umana, fondamentale come il fatto di parlare.

I pattern dei nostri tempi, come tutti gli altri pattern dell’ambiente costruito, vengono dai linguaggi di pattern che la gente usa.

Certamente, come vedremo ora, questi pattern vengono sempre da un linguaggio. Entrano nel mondo costruito dall’uomo, perché ve li mettiamo – e li mettiamo usando linguaggi.

Naturalmente, questi patterns non vengono solo dal lavoro degli architetti e dei pianificatori.

Vengono dal lavoro di centinaia di persone differenti.

Ciascuno di loro costruisce seguendo alcune regole di buon senso.

Ognuno segue regole di buon senso.

E tutte queste regole di buon senso – o pattern – sono parte di sistemi più ampi che sono linguaggi.

Ogni persona ha in mente un linguaggio di pattern.

Ciò è vero per ogni grande artista creativo, quanto per il più umile dei costruttori.

E anche voi stessi fate i vostri progetti usando un linguaggio di pattern.

Sicuramente è il sistema di queste regole che è il vostro linguaggio attuale.

Nel momento in cui una persona si confronta con un atto di progettazione, non c’è il tempo di pensarci da zero.

Anche quando una persona sembra “tornare alle radici del problema”, egli sta sempre combinando pattern che sono già nella sua mente.

È solo perché una persona ha un linguaggio di pattern in mente, che può essere creativo quando costruisce.

Le regole dell’inglese vi rendono creativi perché vi risparmiano dall’avere a che fare con combinazioni di parole che sono senza significato.

Un linguaggio di pattern fa la stessa cosa.

Quindi l’uso del linguaggio non è puramente qualcosa che avviene nelle società tradizionali. È un fatto fondamentale della nostra natura umana, fondamentale come il fatto di parlare.

E ora finalmente diventa chiaro da dove vengano i pattern che sono nel mondo.

I pattern, che si ripetono, vengono semplicemente dal fatto che tutte le persone hanno un linguaggio comune, e che ognuno usa questo linguaggio comune quando fa una cosa.

Ogni singola parte dell’ambiente è governata da qualche porzione di un linguaggio di pattern.

E la enorme ripetizione di pattern, che danno luogo al mondo, ha luogo perché i linguaggi che la gente usa per fare il mondo sono ampiamente condivisi.

In ogni tempo, in ogni cultura umana, le entità da cui era formato il mondo sono sempre governate dal linguaggio di pattern che la gente usa.

Ogni finestra, ogni porta, ogni stanza, ogni casa, ogni giardino, ogni strada, ogni quartiere, e ogni città: sempre si ottiene la forma direttamente da questi linguaggi.

Essi sono l’origine di tutte le strutture nel mondo costruito dall’uomo.

Capitolo 12

IL POTERE CREATIVO DEL LINGUAGGIO

E, oltretutto, non è solo la forma della città o dell’edificio che ci viene dai linguaggi di pattern, è anche la loro qualità. Anche la vita e la bellezza del più meraviglioso e grande edificio religioso deriva dal linguaggio usato dai suoi costruttori.

Dal capitolo undici sappiamo che i linguaggi di pattern sono responsabili di tutta la struttura ordinaria del mondo.

Ma i linguaggi di pattern sono ancora più basilari. Non è solo la forma degli edifici, ma anche la loro vita, la loro bellezza come cose create, che deriva dal linguaggio dei pattern. I pattern sono responsabili non solo della forma specifica che l’edificio ha, ma anche per quanto l’edificio viene alla vita.

Cominciamo vedendo come anche le grandi cattedrali, Chartres e Notre Dame, furono fatte usando un linguaggio di pattern.

Naturalmente questi edifici non furono costruiti da gente pigra.

Ma la potenza e la bellezza delle grandi cattedrali deriva in gran parte dal linguaggio che i mastri costruttori e gli operai condividevano.

Tutti i grandi edifici della storia sono stati costruiti cosi, col linguaggio.

Lo stesso processo che il più semplice agricoltore ha usato per farsi la casa, esattamente lo stesso processo, fu il processo che permise alla gente di generare quegli imponenti edifici.

Potete avere un dubbio fondamentale sulla possibilità di catturare il più profondo conoscenza dell’architettura con un qualsiasi “linguaggio”.

Abbiamo l’abitudine di pensare che le introspezioni più profonde, le più mistiche, le visioni interiori, siano qualcosa di non ordinario – che siano straordinarie.

Infatti, è vero l’opposto: le più mistiche, le più religiose, le più meravigliose – non sono cose meno ordinarie – sono cose assolutamente ordinarie.

I vecchi tappeti da preghiera turchi, fatti duecento anni fa, hanno colori meravigliosi.

E la luce di molte stanze gloriose è ancora governata da una regola semplice.

O considerate uno dei piccoli edifici più belli al mondo: il tempio di Ise, in Giappone.

Di nuovo è il pattern particolare, e la ripetizione di questo pattern, che crea la magia dell’edificio.

Provate a indovinare – se le regole sono cosi semplici da esprimere – cos’è che rende grande un costruttore?

Naturalmente, il fatto che queste regole siano semplici non significa che siano semplici da usare, o semplici da inventare.

Può essere difficile da credere che si possa fare un lavoro artistico semplicemente combinando pattern.

Ma ancora una volta, la difficoltà di credere può avere a che fare con il fatto che noi tendiamo a pensare i pattern come “cose”, e dimentichiamo che sono campi complessi e potenti.

La fonte della vita che voi create sta nel potere del linguaggio che avete.

E ora comprendiamo appieno l’immenso potere che hanno i linguaggi di pattern.

Perché non solo è vero che ogni edificio prende struttura dal linguaggio che la gente usa.

È anche vero che lo spirito che hanno gli edifici, il loro potere, la loro vita, vengono dal linguaggio di pattern usato dai costruttori. La bellezza delle grandi cattedrali, il fuoco nelle finestre, la grazia toccante degli ornamenti, la forma delle colonne, e i capitelli, il grande silenzio dello spazio vuoto che forma il cuore della cattedrale… tutto questo deriva dal linguaggio di pattern usato dai costruttori.

Capitolo 13

IL COLLASSO DEL LINGUAGGIO

Ma nel nostro tempo i linguaggi sono collassati. Siccome non sono più condivisi, i processi che li mantengono profondi si sono rotti: e quindi è virtualmente impossibile per chiunque, ai giorni nostri, creare un edificio vivo.

Sappiamo che il linguaggio ha il potere di portare le cose alla vita. Le più belle case e villaggi – i sentieri e le valli più toccanti – le moschee e le chiese più emozionanti – hanno raggiunto la vita che contengono perché i linguaggi che i loro costruttori usarono erano potenti e profondi.

Ma, fin qui, non ci siamo occupati delle condizioni sotto le quali un linguaggio è vivo; o le condizioni sotto le quali un linguaggio muore.

Perché tutte le cose peggiori e i posti più desolati nel mondo sono anche loro generati da pattern.

È ovvio che il mero uso di un linguaggio di pattern da solo non assicura che la gente possa creare luoghi vivi.

E c’è, certamente, una fondamentale differenza tra quelle società in cui la gente sa generare un ambiente vivo, e quelle in cui città ed edifici muoiono.

In una città con un linguaggio vivo, il linguaggio dei pattern è così largamente diffuso che chiunque può usarlo.

Il linguaggio copre l’intera vita.

La connessione tra gli utenti e gli atti di costruzione è diretta.

L’adattamento tra la gente e gli edifici è profondo.

Ma, al contrario, nella prima fase della società industriale che noi abbiamo sperimentato recentemente, il linguaggio dei pattern muore.

La maggior parte delle persone si ritiene incompetente a progettare alcunché e crede che ciò possa essere fatto con proprietà solo dagli architetti e dai pianificatori.

La gente perde contatto con le sue intuizioni più elementari.

Persino gli edifici degli architetti sono pieni di ovvi “errori”.

Pattern specifici, come ad esempio il pattern LUCE DA DUE LATI, svanisce dalla conoscenza della gente sull’edificare.

E quei pochi pattern che rimangono nel linguaggio diventano degenerati e stupidi.

Naturalmente, anche oggi, una città prende forma da un qualche linguaggio di pattern.

Ma questi resti del nostri linguaggi precedenti sono morti e vuoti.

Mentre il linguaggio dei pattern muore, ciascuno può vedere il caos che emerge nelle nostre città e negli edifici.

Nel panico, la gente prova a rimpiazzare l’ordine perduto del processo organico con forme artificiali di ordine basate sul controllo.

Ma così le cose vanno ancora peggio.

Anche la varietà, una volta generata dai processi organici e naturali, scompare.

L’adattamento tra la gente e l’edificio diventa impossibile.

E, alla fine, anche la gente perde la sua capacità di creare.

Deve risultare ovvio da ciò che una città non può essere viva senza in linguaggio vivo in essa.

Il fatto è che la creazione di una città e la creazione di un singolo edificio in una città, è fondamentalmente un processo genetico.

E questa conclusione, così semplicemente, richiede una revisione totale del nostro atteggiamento verso l’architettura e la pianificazione.

Per quanto le persone di una società sono separate dal linguaggio che viene usato per dare forma ai loro edifici, gli edifici non possono essere vivi.

Nei prossimi quattro capitoli vedremo come è possibile condividere il nostro linguaggio e renderlo nuovamente vivo.

Capitolo 14

PATTERN CHE POSSONO ESSERE CONDIVISI

Per elaborare il nostro percorso verso un linguaggio vivo e condiviso ancora una volta dobbiamo apprendere come scoprire pattern che sono profondi e capaci di generare vita.

Se speriamo di riportare in vita le nostre città e gli edifici, dobbiamo iniziare a ri-creare il nostri linguaggi, in modo tale da renderli usabili da tutti: con pattern così intensi, così pieni di vita, che ciò che facciamo con questi linguaggi comincerà a cantare, di suo proprio accordo.

Per cominciare bisogna trovare un modo per parlare dei pattern, in modo che ciò possa essere condiviso.

Per rendere i pattern espliciti, così da poter essere condivisi, dobbiamo prima di tutto riguardare la complessa struttura di un pattern.

Ogni pattern è una regola formata di tre parti, che esprime una relazione tra un certo contesto, un problema e una soluzione.

I pattern possono esistere ad ogni scala.

E un pattern può avere a che fare con quasi qualsiasi tipo di forze.

Per rendere esplicito un pattern bisogna soltanto rendere chiara la sua struttura interna.

Dobbiamo prima di tutto definire alcuni attributi fisici del posto.

Poi dobbiamo definire il problema, o il campo di forze che questo pattern mette in equilibrio.

Infine, dobbiamo definire la gamma di contesti ove sussiste questo sistema di forze e dove questo pattern di relazioni fisiche le porrà realmente in equilibrio.

Vediamo, per sommi capi, che ogni pattern che definiamo deve essere formulato come una regola che stabilisce una relazione in un contesto, un sistema di forze che vengono fuori da quel contesto, e una configurazione che permette a queste forze di risolversi in quel contesto.

Contesto —> Sistema di forze —> Configurazione

Ogni pattern vivente è una regola di questo tipo

Al fine di scoprire i pattern che sono vivi bisogna sempre partire dall’osservazione.

Prendiamo il caso degli ingressi, ad esempio.

Ora provate a scoprire qualche proprietà che è comune a tutti quelli che sono buoni, e che mancano da quelli che non sono buoni.

Questa proprietà sarà una relazione altamente complessa.

Ora provate a identificare il problema che esiste negli ingressi che mancano di questa proprietà.

La conoscenza del problema poi aiuta a schermare la luce usando le invarianti che risolvono il problema.

Qualche volta troviamo la nostra strada verso questa invariante partendo da un gruppo di esempi positivi.

Altre volte possiamo scoprire l’invariante partendo da esempi negativi e risolvendoli.

Occasionalmente non partiamo del tutto dalla concreta osservazione, ma costruiamo l’invariante da un ragionamento puramente astratto.

In tutti questi casi, non importa quale metodo venga usato, il pattern è un tentativo di scoprire alcune caratteristiche invarianti, che distinguono luoghi buoni da luoghi cattivi in riferimento a un particolare sistema di forze.

Il compito di trovare, o scoprire, tali campi invarianti è enormemente difficile. È almeno difficile quanto qualsiasi cosa della fisica teorica.

È facile dire che un ingresso a una casa dovrebbe avere una qualità misteriosa, che insieme nasconde la casa dal dominio pubblico e anche la espone al pubblico dominio.

Ma è difficile essere precisi.

Ed è specialmente difficile essere precisi, perché non c’è mai una formulazione del pattern che sia perfettamente esatta.

Invece, per trovare l’equilibrio tra l’essere troppo stretto e troppo largo, devi esprime e visualizzare un pattern come un tipo di immagine fluida, una sensazione morfologica, una brillante intuizione sulla forma, che cattura il campo invariante che è il pattern.

Quindi, una volta trovato un campo fluido di relazioni come queste, dovete ridefinirlo, come entità, per renderlo operativo.

Per la stessa ragione dovete essere capaci di disegnarlo.

E finalmente, ancora per la stessa ragione, dovete dargli un nome.

A questo punto il pattern è chiaramente condivisibile.

Naturalmente, ancora il pattern è un tentativo.

Ma è abbastanza chiaro, ora, da essere condiviso.

Per mostrarvi infine come possa essere naturale per chiunque formulare patterns che possono essere condivisi, vi descriverò una conversazione con un’amica indiano, nella quale ho cercato di aiutarla a definire un pattern dalla sua propria esperienza:

(dialogo)

Ora, di nuovo, abbiamo l’inizio di un pattern.

Una gran varietà di patterns con questo formato sono stati scoperti.

Ciascuno di questi patterns prova a catturare quella essenza di alcune situazioni che le rende vive.

Per gradi, con duro lavoro, è possibile scoprire patterns che sono profondi, e che possono aiutare a portare un edificio o una città alla vita.

Essi variano da cultura a cultura; a volte sono molto differenti, a volte sono versioni dello stesso pattern, leggermente differenti, in culture differenti.

Ma è possibile scoprirli, e scriverli così che possano essere condivisi.

Capitolo 15

LA REALTÀ DEI PATTERNS

Possiamo gradualmente sviluppare quei patterns che condividiamo, mettendoli alla prova dell’esperienza: possiamo determinare molto semplicemente se questi patterns rendono i nostri dintorni vivi oppure no, riconoscendo come ci fanno sentire.

Abbiamo visto nell’ultimo capitolo che esiste un processo con cui una persona può formulare un pattern; e renderlo esplicito, così che altre persone lo possano usare. (v. vol. 2). Ma fino ad ora non c’è nessuna garanzia che questi pattern funzionino. Ognuno è inteso come una sorgente di vita, un pattern autosostenuto generativo. Ma lo è davvero? Come possiamo distinguere pattern che funzionano, che sono profondi e che merita copiare, da quelli che sono semplici illusioni e pazze immaginazioni…

Un test dice che un pattern è vivo se le sue singole affermazioni sono empiricamente vere.

Ogni pattern è una istruzione del modulo generale:

contesto —> forze in conflitto —> configurazione

[Il problema è reale?]

[La configurazione risolve il problema?]

Ma un pattern non è vivo solo perché i suoi componenti sono veri, uno ad uno.

Il fatto è che anche se le sue affermazioni componenti individuali sono vere, il pattern non ha realtà empirica come unità.

Anche il fatto che un pattern sembri sensibile e abbia delle chiare ragioni alle sue spalle, non significa necessariamente che il pattern sia necessariamente capace di generare vita.

Un pattern funziona solo quando si occupa di tutte le forze che realmente sono presenti nella situazione.

La difficoltà stà nel fatto che non abbiamo modi affidabili di sapere quali siano le forze in una situazione data.

Ciò di cui abbiamo bisogno è un modo per capire le forze che attraversano questa difficoltà intellettuale e che si avvicini al suo nocciolo empirico.

Per fare ciò dobbiamo basarci sulle sensazioni più che sull’intelletto.

Il pattern ALCOVA ci sta bene, perché vi sentiamo l’unicità del sistema.

Il pattern T-JUNCTION ci sta bene, perché vi sentiamo l’unicità del sistema.

E MOSAICO DI SUBCULTURE ci sta bene, perché di nuovo vi sentiamo l’unicità del sistema.

Al contrario i patterns messi a punto con il pensiero, senza sentimento, mancano di realtà empirica.

Vediamo quindi che c’è una connessione interna fondamentale tra l’equilibrio di un sistema di forze e i nostri sentimenti sul pattern che risolve queste forze.

Ciò agevola mettere alla prova un qualsiasi pattern.

Possiamo sempre domandarci come un pattern ci fa sentire. E possiamo sempre domandarlo a qualcun’altro.

Non è assolutamente lo stesso che chiedere a qualcuno la sua opinione.

E nemmeno qualcosa di suo gusto.

E nemmeno ciò che pensa di un’idea.

È solo domandargli un sentimento, e nient’altro.

Il successo di questo test sta nel fatto che fin qui non ho ancora detto tutto – lo straordinario grado di accordo nei sentimenti delle persone sui patterns.

Ci sono pochi esperimenti nella scienza ove un fenomeno è capace di generare un così straordinario livello di consenso.

Ma, pur con paura di ripetermi, devo dire ancora una volta che l’accordo sta solo nei reali sentimenti della gente, non nelle loro opinioni.

Questi sentimenti che sono in contatto con la realtà sono a volte molto difficili da raggiungere.

Ancora è solo questo sentimento che richiede attenzione, questo sentimento che richiede sforzo, che è affidabile abbastanza da generare accordo.

Vediamo poi che il concetto di un pattern equilibrato è profondamente radicato nel concetto di sentimento.

Ma anche così i sentimenti da soli non sono l’essenza della questione.

In breve, ciò che è in gioco alla fine altro non è che la stessa qualità senza nome.

È, alla fine, la presenza di questa qualità in un pattern che fa la differenza tra uno che vive e uno che non vive

È la stessa realtà che fa la differenza.

È è infine solo quando i nostri sentimenti sono perfettamente in contatto con la realtà delle forze che cominciamo a vedere i pattern che sono capaci di generare vita.

È difficile abbandonare preconcetti su come le cose “dovrebbero essere”, e riconoscere le cose per quello che realmente sono.

A questo proposito l’attenzione alla realtà va molto al di là il dominio dei valori.

Sembrando di essere amorali, non esprimendo giudizi sulle opinioni individuali, o sulle mete, o sui valori, i pattern si innalzano ad un altro livello di morale.

Poi divengono un pezzo della natura.

Quando vediamo il pattern increspatura della superficie di uno stagno, sappiamo che questo pattern è semplicemente in equilibrio con le forze che esistono: senza interferenze mentali che le nascondono.

E quando riusciamo finalmente a vedere all’interno dei pattern di fabbricazione umana, non più ottenebrati dalle opinioni o dalle immagini, allora scopriamo un pezzo di natura così valido ed eterno come l’incresparsi della superficie dello stagno.

Capitolo 16

LA STRUTTURA DEL LINGUAGGIO

Quando abbiamo capito come scoprire patterns individuali che sono vivi possiamo farci un linguaggio per noi stessi, per ogni compito costruttivo che fronteggiamo. La struttura del linguaggio è generata dalla rete di connessioni tra i pattern individuali: e il linguaggio vive, oppure no, come totalità, per quanto questi patterns formano una unità.

È chiaro, poi, che possiamo scoprire patterns viventi e condividerli e raggiungere un ragionevole grado di confidenza con il loro essere reali.

Questi patterns coprono ogni gamma di scala nelle nostre vicinanze: i patterns più grandi coprono aspetti della struttura regionale, i pattern mediani coprono la forma e le attività degli edifici, quelli più piccoli hanno a che fare con i materiali fisici e definiscono come vanno usati nella costruzione. Sin qui però abbiamo detto poco sul linguaggio. In questo capitolo vedremo come è possibile mettere insieme questi patterns per dar forma ad un linguaggio coerente.

Immaginate che debba costruire un giardino.

Un modo per iniziare un linguaggio per un giardino è prendere alcuni patterns dal linguaggio pubblicato nel volume 2.

Ma cos’è, ora, che fa sì che questi patterns formino un linguaggio?

La struttura di un linguaggio di pattern è creata dal fatto che i patterns individuali non sono isolati.

Ogni patterns poi dipende sia dai pattern più piccoli che contiene che dai pattern maggiori in cui è contenuto.

Ogni pattern è situato al centro di una rete di connessioni che lo connette ad altri patterns che aiutano a completarlo.

Ed è la rete di queste connessioni tra i patterns che crea il linguaggio.

In questa rete i collegamenti tra i patterns sono tanto parte del linguaggio quanto i patterns stessi.

Sicuramente, è la rete che da senso ai singoli patterns, perché li ancora e aiuta a farli completi.

Ma anche quando ho i patterns connessi l’un l’altro in una rete, così che formino un linguaggio, come faccio a sapere se il linguaggio è buono?

Il linguaggio è buono, capace di generare una unità, quando è morfologicamente e funzionalmente completo.

Il linguaggio è morfologicamente completo quando riesce a visualizzare molto concretamente il tipo di edifici che genera.

E il linguaggio è funzionalmente completo quando il sistema di patterns che definisce è pienamente capace di permettere a tutte le sue forze interne di risolversi.

In ambedue i casi il linguaggio è completo solo quando ogni pattern individuale del linguaggio è completo.

Dobbiamo quindi inventare nuovi patterns, ogni volta che è necessario, per saturare ogni pattern che è incompleto.

Ma devo anche essere sicuro che i patterns sotto ad un dato pattern siano i suoi componenti principali.

È essenziale distinguere quei patterns che sono i componenti principali di ogni dato pattern da quelli che stanno a livelli ancora più profondi.

E questo processo di definizione dei componenti principali di un dato pattern è ciò che infine lo completa.

Quando ogni pattern ha i suoi componenti principali dati da pattern più piccoli che gli stanno immediatamente sotto nel linguaggio, allora il linguaggio è completo.

Ora possiamo vedere l’intera estensione che occupa il progetto del giardino nel linguaggio per il giardino.

Essenzialmente ciò vuol dire che il linguaggio che avete preparato deve essere giudicato come se fosse esso stesso un giardino finito (o un edificio finito).

Così, il vero lavoro di qualsiasi processo di progettazione sta in questo compito di costruzione del linguaggio, da cui potete più avanti generare il progetto specifico.

Dovete prima fare il linguaggio, perché è la struttura e i contenuti del linguaggio che determinano il progetto. I singoli edifici che realizzate vivranno o no sulla base della profondità e la unicità del linguaggio che adoperate per realizzarli.

Ma naturalmente quando l’avete questo linguaggio è generico. Se ha il potere di realizzare un singolo edificio vivo, può- essere usato migliaia di volte, per fare migliaia di edifici vivi.

Capitolo 17

L’EVOLUZIONE DI UN LINGUAGGIO COMUNE PER LA CITTÀ

Quindi finalmente, da linguaggi separati per differenti compiti costruttivi, possiamo creare una struttura più grande, una struttura di strutture, che si evolve continuamente, che è il linguaggio comune per la città. Questa e la porta.

Dal capitolo 16 , conosciamo come costruire un linguaggio individuale, per uno specifico singolo tipo di edificio.

Vedremo ora, in quest’ultimo capitolo della seconda parte, come molti di questi linguaggi possono mettersi insieme, per diventare il linguaggio comune di una città.

Mentre creiamo linguaggi individuali differenti, troviamo che i patterns si sovrappongono.

Più sottilmente, troviamo che patterns differenti in linguaggi differenti hanno somiglianze che suggeriscono che possono essere riformulati per farli più generali e usabili in una maggior varietà di casi.

Gradualmente diventa chiaro che è possibile costruire un linguaggio superiore che contenga tutti i pattern dai linguaggi individuali e che li unifichi collegandoli in una struttura più ampia.

La nostra versione del linguaggio comincia con i patterns per la “regione” ( ) <1-7>:

Ha patterns per una città <8-27>:

Ha patterns per le comunità e i quartieri <28-48>:

Ha patterns per la terra comune dentro un quartiere <49-74>:

Ha patterns per la terra privata e le istituzioni nel quartiere <75-94>:

Patterns per la stesura di edifici in un complesso edilizio <95-126>:

Patterns per l’edificio e le sue stanze <127-158>:

Patterns per giardini e percorsi tra gli edifici <159-178>:

Patterns per le stanze più piccole e le nicchie nelle stanze <179-204>:

Patterns per la configurazione complessiva della costruzione e dei materiali <205-213>:

Patterns per i dettagli della costruzione <214-232>:

E il Linguaggio termina con i patterns per i dettagli e i colori e gli ornamenti <233-253>:

Un tale linguaggio è, in via di principio, abbastanza complesso e ricco da essere il linguaggio di una città.

Ma non è ancora pienamente vivo, come linguaggio.

Un linguaggio è vivo solo quando ogni persona nella società, o in una città, ha la sua propria versione del linguaggio.

Per raggiungere questo stato più profondo, in cui ogni persona ha un linguaggio di pattern in mente come espressione della sua attitudine alla vita, non possiamo aspettarci che la gente copi i patterns da un libro.

Un linguaggio vivo deve costantemente essere ricreato nella mente della persona.

Così anche un linguaggio di patterns.

Poi, con ogni persona che si fa il suo linguaggio, il linguaggio comincerà a vivere.

Due quartieri con differenti culture avrà differenti collezioni di patterns nei loro linguaggi.

Differenti quartieri, proprio come persone differenti, avranno spesso differenti versioni dei patterns.

E in quartieri differenti la gente può avere connessioni nei loro linguaggi sistematicamente differenti.

Vediamo quindi che un linguaggio condiviso all’interno di una città è una struttura estesa, molto più complessa di un linguaggio individuale.

La stessa cosa avviene nella genetica.

Il carattere genetico delle specie è definito dal loro pool genetico.

Proprio così, un linguaggio comune di patterns è definito da un pool di patterns.

Una volta che la gente condivide il linguaggio in questo modo, il linguaggio inizia ad evolversi di comune accordo.

Il linguaggio evolverà perché si può evolvere un pezzo per volta, un pattern alla volta.

Come la gente scambia idee sull’ambiente e scambia patterns, l’inventario dei patterns nel pool di patterns inizierà a cambiare.

Gradualmente , come la gente modifica questi linguaggi pubblici, con aggiunte e cancellazioni, un gruppo di linguaggi comuni evolverà di comune accordo, unico per luoghi differenti, unico per individui, ma anche largamente condiviso.

Naturalmente questa evoluzione non avrà termine.

Così, nel suo cambiamento, ogni linguaggio sarà l’immagine vivente di una cultura, e un modo di vivere.

È una tappezzeria della vita, che mostra, nella relazione tra i patterns, come le varie parti della vita si possono legare tra di loro, e come possono avere un significato, concretamente nello spazio.

In tempi antichi la città stessa era intesa come un’immagine dell’universo – la sua forma una garanzia della connessione tra i cieli e la terra, un’immagine di un unico e coerente modo di vivere.

Un linguaggio vivo di patterns è anche di più. Mostra ad ogni persona la sua connessione con il mondo in termini così potenti che essa può riaffermarla quotidianamente usandola per creare nuova vita in tutti i luoghi attorno ad essa.

E in questo senso, per terminare, come possiamo vedere il linguaggio è una porta.

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