TWB. LA VIA

Alexander, Christopher

The Timeless Way of Building

Capitolo 18

IL POTERE GENETICO DEL LINGUAGGIO

Ora inizieremo a vedere in dettaglio come l’ordine ricco e complesso della città possa crescere da centinaia di atti creativi. Dal momento che abbiamo un linguaggio di pattern comune, avremo il potere di rendere vivi le strade e gli edifici, attraverso gli atti più comuni. Il linguaggio, come un seme, è il sistema genetico che dà ai milioni di nostri piccoli atti il potere di formare una unità.

Pensate, per iniziare, che alcune versioni del linguaggio di pattern sia stato adottato in un a città, oppure in un quartiere, oppure da un gruppo di persone o da una famiglia che lo adotta come base per la ricostruzione del loro mondo.

Quale relazione c’è tra questo comune linguaggio di pattern e il processo costante di costruzione e distruzione che dà forma alla città?

Un individuo con un linguaggio di pattern può progettare una qualunque parte dell’ambiente.

È essenziale che la gente dia forma al loro circondario per proprio conto.

Questo vuole dire m, quindi, che la crescita e rinascita di una città viva è realizzata da una miriade di atti minimi.

È un flusso di milioni e milioni di questi atti, ciascuno nelle mani di una persona, che meglio si adatta alle circostanze.

Ma cosa garantisce che questo flusso, con tutti quegli atti individuali non crei un caos?

Si impernia sulla relazione ravvicinata tra il processo di creazione e il processo di riparazione.

Un organismo, che inizialmente sembra una cosa statica, è nei fatti un flusso costante di processi.

Una città o un edificio sono un flusso costante di processi.

È il linguaggio di pattern che, come il gene distribuito in ciascuna cellula, rende certi che ci sia una struttura, questa invariante permanente nel flusso delle cose che rende un edificio o una città unitarie.

Immaginate il processo costante di creazione che avviene in una città.

Tutto ciò è guidato dal fatto che ogni atto che contribuisce a dare forma ad un edificio o a una città, e alle loro attività, è governato da un linguaggio di pattern che la gente condivide – e governato, soprattutto proprio dalla porzione di linguaggio che è specialmente rilevante per quell’atto speciale.

Ogni concreto problema di edificazione ha un linguaggio. La città come interezza ha un linguaggio. E ogni piccolo compito edificatorio nella città ha il suo proprio linguaggio.

Ogni atto edificatorio rende reali un mucchio (handful) di patterns.

Vediamo quindi come ogni atto edificatorio, in quanto il suo linguaggio di pattern è parte di un linguaggio più ampio per la città, contribuisce al processo che crea la città.

Ma il processo che integra i milioni di atti, e li rende unici, non è solo frutto del fatto che tutti questi atti sono guidati dalle parti di un linguaggio più grande.

Ogni linguaggio di pattern nel suo linguaggio più ampio può, siccome è connesso all’intero linguaggio, aiuta tutti gli altri pattern a emergere.

Ogni linguaggio estrae e ricrea il tessuto di un linguaggio più ampio e in questo modo aiuta quindi a riparare una unità più ampia.

Il linguaggio di pattern e lo strumento per mezzo del quale il flusso della città che perpetua sé stessa, mantiene la sua struttura e si mantiene viva.

Vediamo quindi l’enorme potere che possiede un linguaggio di pattern in comune.

Il processo della vita è contrassegnato dalla continua creazione di unità dalle parti. In un organismo le cellule cooperano a formare organi e il corpo come unità. In una società l’azione individuale della gente coopera a formare le istituzioni e unità più grandi.

E in una città un linguaggio di pattern è fonte di vita, soprattutto, perché aiuta a generare le unità, dalla cooperazione degli atti individuali.

Capitolo 19

DIFFERENZIARE LO SPAZIO

All’interno di questo processo, ogni atto edificatorio individuale è un processo in cui lo spazio viene differenziato. Non è un processo di addizione, in cui parti preformate sono combinate per dar luogo all’unità: è un processo di dispiegamento, come l’evoluzione di un embrione, in cui l’intero precede le parti, e realmente le fa nascere, per distacco.

Consideriamo un singolo atto edificatorio.

Come abbiamo visto, c’è un qualche linguaggio, parte di un linguaggio più ampio, che è specifico a questo atto edificatorio, e lo governa per dargli ordine.

Ma come, esattamente, lavora questo linguaggio?

Iniziamo a ricordare la verità fondamentale riguardo alle parti di un sistema vivente.

Ogni parte è leggermente differente, in rapporto a dove si trova.

Domandatevi, poi, che tipo di processo può creare un edificio o un luogo con questo carattere.

La progettazione è spesso concepita come in sistema di sintesi, un processo con cui si mettono insieme le cose, un processo combinatorio.

Ma è impossibile dare forma a una qualunque cosa che abbia il carattere della natura aggiungendo parti preformate.

E possibile fare un luogo vivo solo attraverso un processo in cui ogni parte è modificata dalla sua posizione nel tutto.

Questo è un processo di differenziazione.

L’immagine di un processo di differenziazione è la crescita di un embrione.

Il dispiegarsi del progetto nella mente del suo creatore, sotto l’influenza del linguaggio, è esattamente la stessa cosa.

Ogni pattern è un operatore che differenzia lo spazio: cioè, crea distinzioni dove distinzioni non c’erano.

Il linguaggio è una sequenza di questi operatori, in cui ogni ulteriore differenziazione si opera su quelle precedenti.

[…]

Ma ovviamente questo processo funziona perché i patterns nel linguaggio hanno un certo ordine.

I patterns permettono solo di formare singole immagini coerenti nella mente, se l’ordine in cui li adopero mi permette di costruire un’immagine del progetto graduale, un pattern per volta.

Ciò richiede che la sequenza dei pattern soddisfi tre semplici condizioni.

I: se il pattern A sta sopra a B nella rete del linguaggio, devo usare A prima di B.

II: bisogna prendere i patterns sopra A e usarli come simultanei generatori di A

III: bisogna prendere i patterns sotto A e usarli come simultanei generati di A

Abbiamo mostrato, sperimentalmente, che più una serie di patterns segue queste regole, più coerente è l’immagine che la persona genera.

D’altra parte, più una sequenza di pattern viola queste tre condizioni più incoerente è l’immagine che la persona si crea.

E ciò succede perché un linguaggio di pattern ha il naturale potere di aiutarci a creare immagini coerenti.

Le sequenze che otteniamo dal linguaggio si adatteranno a queste tre regole quasi automaticamente.

La sequenza dei pattern per un progetto – come generata dal linguaggio – è quindi la chiave del progetto.

La conoscenza comune dice che un edificio non può essere progettato, in sequenza, un passo alla volta.

Ma la sequenza che il linguaggio ci dà funziona perché concepisce l’edificio come una unità, in ogni momento.

In natura una cosa nasce e cresce come una unità, sempre.

Anche un edificio può nascere quando cresce come una unità.

Ne deriva che quando un linguaggio di pattern viene usato con proprietà, permette alla persona che lo usa di generare luoghi che sono parte della natura.

Il carattere della natura non è qualcosa di aggiunto ad un buon progetto. Viene direttamente dall’ordine del linguaggio. Quando l’ordine dei pattern nel linguaggio è corretto il processo di differenziazione permette al progetto di dispiegarsi delicatamente come un fiore in boccio.

Siamo pronti ora a scoprire i dettagli di questo processo di dispiegamento.

Capitolo 20

UN PATTERN ALLA VOLTA

Il processo di dispiegamento va passo passo, un pattern alla volta. Ogni passo porta un nuovo pattern alla vita: e l’intensità del risultato dall’intensità di ciascun passo singolo.

Supponiamo che per un dato atto edificatori abbiate un linguaggio di pattern e che i patterns del linguaggio si sistemino in un propria sequenza.

Per progettare, prendete i pattern uno ad uno ed usateli ciascuno per differenziare il prodotto dei patterns precedenti.

Supponete per esempio che vogliate creare un LUOGO FINESTRA che sia vivo.

Domandatevi come questo pattern apparirebbe se fosse già esistente su posto dove lo volete.

La cosa più importante è che prendiate il pattern seriamente.

Se veramente volete fare una TRANSIZIONE D’ACCESSO in un luogo, in cima alle scale, dovete chiudere gli occhi e domandarvi: come sarebbe, se questa fosse la più bella entrata del mondo?

Ora avete fatto qualcosa.

Certo ogni pattern, quando lo usate, crea un carattere sorprendente.

[…]

Potete non credere che potete fare un luogo così bello.

Per farlo dovete solo farlo accadere nella vostra mente.

Ed eccolo. Improvvisamente, senza nessuno sforzo cosciente, la vostra mente mostrerà com’è la LUCE DA DUE LATI, in quel luogo particolare, bella come non l’avete mai vista.

La vostra mente è un medium dove la scintilla che scorre tra i pattern e la realtà può scoccare. Voi stessi siete solo i mezzi di questa scintilla, non i creatori.

Potete trovare inusuale questo modo di lasciar formare i pattern per conto loro.

Può darsi che abbiate paura che il progetto non funzioni se considerate un solo pattern alla volta.

Ma non potete creare patterns a tutto vapore, finché vi preoccupate e pensate ad altri patterns, con cui vi dovrete confrontare successivamente.

Questo atteggiamento mentale uccide i patterns.

Supponete che si voglia creare INGRASSO PRINCIPALE.

Non c’è motivo di essere timidi.

L’ordine del linguaggio vi assicura che ciò è possibile.

Con la sequenza che il linguaggio definisce, potete focalizzare l’attenzione sui singoli patterns, uno alla volta, certi che quei pattern che vengono dopo nella sequenza si innesteranno sul progetto che si è evoluto fino a quel momento.

Potete fare attenzione a ogni pattern; potete lasciare che si presenti con piena intensità. Poi potete dare a ogni pattern quella strana intensità che lo rende vivo.

Capitolo 21

DARE FORMA AD UN EDIFICIO

Da una sequenza di questi patterns individuali, interi edifici con il carattere della natura prenderanno forma, nei vostri pensieri facilmente come una frase.

Siamo pronti ora a vedere come una sequenza di patterns può generare nella mente un edificio.

Avviene con una facilità sorprendente. L’edificio quasi si fa da sé, così come sembra di una frase mentre si parla.

E può succedere tanto facilmente nella mente di una persona comune, o nella mente di un costruttore. Ognuno, costruttore o no, può farlo per conto suo, per fare un edificio vivo…

Questi sono gli appunti scritti durante la settimana passata a disegnare un piccolo cottage in questo modo.

Linguaggio scelto:

COMUNITÀ LAVORATIVA

LA FAMIGLIA

COMPLESSO DI EDIFICI

DOMINI DI CIRCOLAZIONE

NUMERO DI PIANI

CASA PER UNA PERSONA

INGRESSI AFFACCIATI A SUD

LAME DI LUCE

EDIFICI CONNESSI

SPAZI APERTI POSITIVI

RISTRUTTURAZIONE DEL LUOGO

INGRESSO PRINCIPALE

TRANSIZIONE D’ACCESSO

CASCATA DI TETTI

GIARDINO PENSILE

TETTI SCHERMO

PORTICI

GRADIENTE DI INTIMITÀ

STANZA DI INGRESSO

SCALE COME PALCOSCENICO

VEDUTE ZEN

PANNELLATURE DI LUCE E DI PENOMBRA

CUCINA RUSTICA

STANZA DA BAGNO

LABORATORIO CASALINGO

LUCE DA DUE LATI DI OGNI STANZA

SOMMITÀ DELL’EDIFICIO

LUOGHI ASSOLATI

STANZE ALL’APERTO

CONNESSIONI CON IL TERRENO

LUOGHI ALBERATI

ALCOVE

LUOGHI FINESTRA

IL CAMINO

IL LETTO ALCOVA

MURI SPESSI

COPERTURE ALL’APERTO

SOFFITTI A VARIE ALTEZZE

La prima cosa era la ristrutturazione del luogo.

Per risolvere tutti questi problemi, prima di tutto si fece un edificio che creasse AFFACCI VERSO SUD e SPAZI APERTI POSITIVI.

Poi il NUMERO DI PIANI, TETTI A CASCATA, TETTI SCHERMO, GIARDINO PENSILE diedero la forma complessiva dell’edificio.

All’interno di questa forma sommaria le PIASTRE DI CIRCOLAZIONE e la COMUNITÀ DI LAVORO dissero come completare il luogo.

RISTRUTTURAZIONE DEL LUOGO dice esattamente cosa fare per proteggere l’intorno dell’edificio.

Ora si comincia a lavorare più attentamente a occhi chiusi per immaginare come saranno i patterns, al loro meglio, nella veste più naturale e semplice, mentre l’edificio prende vita.

INGRESSO PRINCIPALE segna l’approccio all’edificio e la posizione degli ingressi.

Il GRADIENTE DI INTIMITÀ e LUCE SOLARE ALL’INTERNO danno il layout generale dell’interno.

SCALE COME PALCOSCENICO, VEDUTE ZEN, PANNELLATURE DI LUCE E OMBRA danno la posizione delle scale.

PORTICI dice come connettere l’edificio al cottage che si trova ad occidente.

DORMIRE A EST aiuta a definire la forma dei tetti, per la luce.

TRANSIZIONE D’ACCESSO mostra come sistemare l’area di fronte all’edificio.

CUCINA RUSTICA dà il carattere alla stanza principale.

CONNESSIONI ALLA TERRA e PENDIO TERRAZZATO aiutano a completare il modo in cui il profilo dell’edificio si forma.

LUOGHI FINESTRA e STANZA D’INGRESSO fissano i dettagli dell’ingresso.

ALCOVA genera ulteriori differenziazioni della stanza principale.

Ora l’ ALLOGGIAMENTO DELLA SCALA mostra come fissare i quattro angoli della scala, per ottenere una visione realistica del suo effetto nella stanza.

MURI SPESSI aiuta a definire il bordo interno della Cucina Rustica.

SOFFITTI A VARIE ALTEZZE completa il piano superiore e quello inferiore.

In tutto il progetto richiese una settimana di pensieri fluttuanti.

E senza fare un disegno dell’edificio.

Immaginate di costruire frasi soffiando parole su un pezzo di carta da spolvero.

È solo nell’occhio della mente, occhi chiusi e non carta, che l’edificio può nascere nella vivida esperienza reale.

Naturalmente questo piccolo esperimento di costruzione è ancora immensamente lontano dalla grande bellezza e semplicità delle case [della tradizione].

Ciascuno può usare il linguaggio per costruire una casa in questo modo.

È come parlare [italiano].

Ricordo i primi tempi che usavo un linguaggio di patterns in questo modo. Mi trovavo così completamente assorbito dal processo che tremavo. Un mazzo di semplici affermazioni rendeva possibile alla mia mente di fluire e aprire, attraverso esse – e ancora sebbene la casa venne fatta da me, nata dai miei sentimenti, era allo stesso tempo come se la casa fosse divenuta reale quasi da sola, di sua volontà, attraverso i miei pensieri.

È una cosa paurosa, come tuffarsi nell’acqua. Ma è esilarante – perché non la controllate. Siete solo mezzi in cui i patterns vengo alla luce, e di loro comune accordo danno vita a qualcosa di nuovo.

Capitolo 22

DARE FORMA AD UN GRUPPO DI EDIFICI

Nello stesso modo, gruppi di persone possono concepire i loro grandi edifici pubblici, sul terreno, seguendo un comune linguaggio di pattern, quasi come se avessero una unica grande mente

Sappiamo dal capitolo 21 che ogni singola persona può creare un edificio nella sua mente semplicemente usando una serie di patterns per generarlo, sul posto.

Ora andiamo un passo avanti e vediamo come un gruppo di persone può, usando lo stesso linguaggio comune, usare lo stesso processo per progettare un edificio più grande.

Ecco l’esempio di una clinica.

Nuovamente il processo inizia con un linguaggio di patterns.

Gradualmente il linguaggio cambia.

Il Dott. Ryan decide che ci deve essere una SERRA come parte dell’EDIFICIO PRINCIPALE: i pazienti possono prendersi cura delle piante e farle crescere per poi trapiantarle nel giardino, e così prendersi cura del giardino.

Ogni aspetto della vita di una clinica venne discusso e definito, attraverso li media dei patterns.

Alla fine, quando tutti furono d’accordo sul linguaggio di pattern, eravamo pronti a progettare.

Così iniziammo il progetto.

Partimmo con COMPLESSO DI EDIFICI.

Poi piazzammo l’ACCESSO PRINCIPALE e l’INGRESSO PRINCIPALE del complesso.

Ora con l’accesso fissato iniziammo a definire il DOMINIO DELLA CIRCOLAZIONE.

All’interno di questo dominio praticabile sistemammo l’EDIFICIO PRINCIPALE.

Poi all’esterno dell’edificio principale un NODO DI ATTIVITÀ.

Nel punto chiave tra il Nodo di Attività e il Dominio Praticabile sistemammo la RECEPTION, AMMINISTRAZIONE, PAZIENTI ESTERNI, DAY-HOSPITAL, CURA ADOLESCENTI, CURA BAMBINI.

Poi in un luogo speciale, vicino all’ingresso principale, il PRANZO COMUNE.

Ora sulle singole aree edificate realizzammo AFFACCI A SUD, LAME DI LUCE, SPAZI ESTERNI POSITIVI.

Ad ogni singolo edificio, ed in luoghi opportuni secondo il Dominio della Circolazione, sistemammo una FAMIGLIA DI INGRESSI.

A questo stadio il layout di base del complesso di edifici, in quanto complesso, era completo.

Poi differenti specialisti dello staff clinico elaborarono i dettagli di ogni singolo edificio.

Lo stesso direttore elaborò i dettagli del grande edificio centrale.

Ogni parte venne progettata in dettaglio, da un processo simile a quello descritto nel cap. 21.

Così abbiamo visto come un gruppo di persone può dare forma ad un complesso di edifici.

Il luogo parla alle persone – l’edificio si forma – e l’esperienza della gente è qualcosa di ricevuto, non creata.

Ovviamente questo edificio, come quello del capitolo 21, è ancora immensamente superficiale rispetto [ad un edificio reale].

Il pulsare, la sostanza, la sottigliezza dell’edificio possono solo essere conservate, se viene costruito, nello stesso modo con cui è stato progettato – con un processo sequenziale e linguistico, che genera l’edificio lentamente, in cui l’edificio prende la sua forma finale durante il processo di costruzione: dove i dettagli, predefiniti come patterns, prendono sostanza dal processo che li ha generati, esattamente dove l’edificio si trova.

Così anche questa clinica, cruda così com’è nella sua costruzione, già tocca il cuore della gente che l’ha concepita.

Il dott. Ryan ci disse, dopo che la clinica venne costruita, che la settimana passata con noi dando forma all’edificio era stata la settimana più importante degli ultimi cinque anni – la settimana più vitale.

Il semplice processo con cui la gente genera un edificio vivente, semplicemente camminandolo, muovendo le braccia, pensando insieme, mettendo bastoni nel terreno, li toccherà sempre in profondità.

È un momento in cui, con il mezzo di un linguaggio comune, loro creano una immagine comune delle loro vite insieme, e sperimentano l’unione che questo processo genera un loro stessi.

Capitolo 23

IL PROCESSO DI COSTRUZIONE

Una volta che gli edifici sono stati concepiti in questo modo, possono essere costruiti, direttamente, da pochi semplici segni tracciati per terra – nuovamente con un linguaggio comune, ma direttamente e senza l’uso di disegni.

Supponiamo ora che abbiate lo schema di un edificio, in accordo con il processo descritto negli ultimi due capitoli. Accade, come avete visto, con grande facilità.

Ora veniamo alla reale costruzione dell’edificio.

Supponiamo, per cominciare, di aver usato un linguaggio di patterns per stendere lo schema degli spazi dell’edificio.

Affinché l’edificio sia vivo, i suoi dettagli di costruzione devono essere unici e adatti alle circostanze individuali così come le parti più grandi.

I dettagli di un edificio non possono essere resi vivi se sono fatti di parti modulari.

I pannelli modulari tirannizzano la geometria della stanza.

Per la stessa ragione, i dettagli di un edificio non possono essere resi vivi quando sono disegnati ad un tavolo da disegno.

Per rendere un edificio vivo, i suoi patterns devono essere generati sul posto, così che ciascuno prenda forma in accordo con il suo contesto.

È essenziale quindi che il costruttore operi da disegni sommari: e che realizzi il pattern dettagliato dai disegni in accordo con il processo dato dal linguaggio di patterns della sua mente.

Il processo per costruire le volte è standardizzato – ma le singole volte prodotte sono uniche.

E il processo per fare le colonne è omologato – ma di nuovo ogni singola colonna prodotta è unica.

Per amore di concretezza darò una sequenza di costruzione che produrrà un edificio in questo modo.

Primo, delimitare gli angoli delle stanze al piano terra e gli spazi.

Erigere le colonne angolari e piazzare colonne di rinforzo vicine e a distanza regolare all’interno della griglia data dalle colonne angolari.

Legare le colonne insieme con travi perimetrali.

Ribassare le travi attorno alle alcove; più alte intorno alle stanze e ancora più alte attorno alle stanze pubbliche e più grandi.

Mettere gli infissi a porte e finestre.

Ora intessere le reti che daranno forma alle volte sopra ogni stanza.

Mettere i muri tra le colonne e le finestre.

Fate le semi-volte per le scale, così che ogni scala salga con un appropriato angolo nel resede riservatole.

Date l’intonaco alle volte incannicciate e ai muri per renderli solidi.

Ora inizia la seconda storia, con la stessa procedura della prima.

Riempite il pavimento e fatelo orizzontale.

Fate le terrazze e le sedute e le balconate intorno all’edificio.

Costruite ogni porta e finestra, più economiche possibile, ma ciascuna con la sua forma, e suddivisa in maniera opportuna secondo il telaio.

Intagliate decorazioni sui pannelli attorno alle porte e in altri posti dove volete una qualche enfasi o letizia.

Dipingete i muri di bianco; lasciate i pilastri visibili.

Così, finalmente, l’edificio avrà un ritmo degli stessi patterns ripetuti centinaia e migliaia di volte, ma diversi ogni volta che si ripetono.

Un edificio costruito così sarà sempre un po’ più libero e slegato e un po’ più fluido che un edificio costruito “a macchina”.

Ma la bellezza dell’edificio sta nel suo essere unitario.

L’edificio, come gli innumerevoli edifici delle società tradizionali, ha la semplicità di uno schizzo a matita. Fatto in pochi minuti, il disegno cattura l’interezza – l’essenza e il sentimento di potenza in movimento, una donna chinata – perché le sue parti sono libere all’interno del ritmo dell’insieme.

Proprio questo succede all’edificio. Ha una certa rozzezza, ma è pieno di sentimento e forma una unità.

Capitolo 24

IL PROCESSO DI RIPARAZIONE

Poi, molteplici atti edificatori, ciascuno operato per riparare e magnificare il prodotto di atti precedenti, genereranno lentamente una unità più larga e complessa di quanto ogni singolo atto possa generare.

Ora noi sappiamo come funziona un singolo atto edificatorio. Sappiamo che ogni persona può definire un edificio per se stesso; che ogni gruppo di persone può fare lo stesso; e sappiamo come i costruttori possono condurre un processo di costruzione, che originerà un’organica unità, dai segni tracciati sul terreno.

Ora vedremo come una serie di atti edificatori genereranno una persino più coerente e complessa unità, un po’ per volta – assicurando che ogni atto vada a contribuire all’ordine degli atti precedenti.

Nessun edificio è mai perfetto.

È quindi necessario tenere in vita i mutamenti dell’edificio, in accordo con gli eventi reali che vi accadono.

Supponete per esempio che alcuni angoli della vostra casa non siano così vivi come vorreste.

Oppure supponete di aver costruito un piccolo edificio per laboratori.

Potete vedere la ricchezza e la varietà delle parti che saranno costruite, quando saranno costruite in questo modo?

Ogni atto edificatorio, che differenzia una parte di spazio, deve essere seguito da un ulteriore atto costruttivo, che differenzia lo spazio per renderlo ancora più unico.

Quando le cose sono prima costruite, lo spazio tra le parti viene lasciato disunito.

Ma questi spazi devono essere cicatrizzati e resi unitari, come gli spazi su ogni lato.

Questo va molto al di là della normale concezione di restauro.

Quando riorganizziamo qualcosa in questo nuovo senso, diamo per scontato che la trasformeremo, che certamente nuove unità nasceranno, che l’intera unità che riorganizziamo diventerà una nuova unità, come risultato della riorganizzazione.

In questo contesto otteniamo una visione completamente nuova del processo, che è una sequenza di atti di costruzione che generano l’unità.

Per comprenderlo meglio, immaginiamo che ci sia da qualche parte un complesso di edifici, in crescita, nel tempo.

Ogni casa nasce con un piccolo inizio – non più di una cucina con una alcova e un tavolo.

Come l’edificio raggiunge la maturità, gli incrementi si fanno più piccoli.

Così, allo stesso modo, collettivamente le case iniziano a generare i pattern più grandi che definiscono il quartiere.

Lentamente, ad ogni livello, la sistemazione del complesso diventa così densa che non ci sono più spazi tra le unità: ogni parte tra due parti è una unità.

Così le case ottengono le loro forme, sia come gruppo che separatamente come individui, dalla graduale crescita di una quantità di piccoli atti separati.

Nel capitolo 19 ho discusso sul fatto che una unità organica può essere generata solo da un processo di differenziazione.

Vediamo ora che c’è un secondo processo complementare che produce lo stesso risultato, ma lavora invece un passo alla volta.

Questo processo, come il semplice processo di differenziazione, può realizzare l’unità in cui le parti prendono forma in accordo alla loro collocazione. Ma questo processo è ancora più potente: siccome può fare gruppi di edifici che sono più grandi e più complessi.

È più potente soprattutto in quanto non consente errori: siccome i buchi si riempiono, le piccole cose sbagliate si possono correggere gradualmente e infine l’unità è così morbida e rilassata che sembrerà che sia lì da sempre, semplicemente si adagia nel tempo.

Capitolo 25

IL LENTO EMERGERE DELLA CITTÀ

Finalmente, all’interno della griglia di un linguaggio comune, milioni di atti edificatori individuali daranno luogo insieme a una città viva, e piena, intera, unica, e imprevedibile, senza controllo – questo è il lento apparire della qualità senza nome, come se fosse dal nulla.

Finalmente, eccoci alla città stessa.

Abbiamo visto come poche dozzine di atti edificatori, fati con un linguaggio comune di patterns possa gradualmente generare una unitarietà; e che i patterns più grandi necessari a generare quella unitarietà possono essere generati uno alla volta, dalla lenta sovrapposizione degli atti individuali.

Ora vedremo come questo processo può essere esteso ad una città

La prima cosa da riconoscere è che ogni sistema grande come una città è fondamentalmente un problema.

La domanda è: può la struttura emergere, semplicemente dalla interazione spontanea delle parti?

O deve essere pianificata, da una mano nascosta, in accordo con una mappa o un piano regolatore?

Per mettere questa domanda in prospettiva, mi piacerebbe compararla con la domanda che sorse nei primi anni della biologia: “Come un organismo si forma?”.

All’inizio i biologi pensarono che ci dovesse essere un progettista invisibile.

Ma ora è diventato chiaro che l’organismo è formato puramente dalla interazione delle sue cellule, guidate dal codice genetico.

E questo è vero anche per la città.

Vediamo in dettaglio, come un processo di regole interagenti può lavorare per generare una città.

È un luogo comune, nella crescita di un organismo, dove tutti i pattern a grande scala sono generati come prodotto finale di una sottile e quotidiana trasformazione.

E proprio questo deve succedere in una città.

Ecco, per esempio, come un processo di questo tipo può generare un pattern a grandissima scala come City Country Fingers.

Ad una scala leggermente più piccola, lo stesso può succedere in una comunità per generare una Promenade.

Lo stesso tipo di processo può generare i patterns di un quartiere locale.

Ciascuno di questi processi richiede un gruppo a grande scala e un gruppo di gruppi più piccoli.

Per fare in modo che questi processi coprano l’intera struttura di una città, è allora necessario che la città sia fatta da una gerarchia di gruppi e di terra, ciascuno responsabile dei suoi propri patterns.

E per far si che i pattern più grandi nascano, un po’ alla volta, dalla aggregazione di atti più piccoli, è necessario che ogni gruppo sia reso responsabile dell’aiuto al più prossimo gruppo più grande, creando il pattern maggiore richiesto dal gruppo maggiore.

Sotto queste circostanze è cero che ogni pattern apparirà al livello al quale è richiesto.

Ma non è mai certo dove un dato pattern apparirà.

La forma precisa di un albero è imprevedibile.

E anche la città unitaria, come l’albero, deve essere imprevedibile.

Questo processo, esattamente come l’emergere di qualunque altra forma di vita, produce di per se stesso un ordine vivente.

È parecchio più complesso di qualunque altro tipo di ordine. Non può essere creato da una decisione. Non può essere progettato. Non può essere previsto da un piano. È il testamento vivente di centinaia e migliaia di persone, che manifestano le loro proprie vite e le loro forze interiori.

E finalmente l’unità emerge.

Capitolo 26

IL SUO CARATTERE SENZA TEMPO

Nel momento in cui l’unità emerge possiamo vederla prendere quel carattere senza tempo che dà alla via senza tempo il suo nome. Questo carattere è un carattere specifico, morfologico, affilato e preciso, che deve venire in essere ogni volta che un edificio o una città nasce: è la incarnazione, in edifici, della qualità senza nome.

Se seguite il modo di costruire che ho descritto nei venticinque capitoli precedenti, vedrete che gli edifici che emergono prenderanno un certo carattere, gradualmente e di comune accordo. È il carattere senza tempo.

In breve, l’uso dei linguaggi non solo aiuta a radicare i nostri edifici nella realtà, non solo garantisce che incontrino i bisogni umani; che siano congruenti con le forze che vi giacciono – fa una concreta differenza al modo in cui compaiono.

Questo carattere è segnato, per cominciare, dai pattern sottostanti.

È marcato da una differenza maggiore.

Ma è segnato soprattutto da uno speciale equilibrio fra “ordine” e “disordine”.

Ed è segnato, come i sentimenti, da acutezza e libertà e da una sonnolenza che compare ovunque quando uomini e donne sono liberi nei loro cuori.

Non è necessariamente complicato. Non è necessariamente semplice.

Viene semplicemente dal fatto che ogni parte è una entità di suo buon diritto.

Questo carattere emerge ogni volta che una parte del mondo viene risanata.

E quindi è il segno fondamentale della salute e della vita dei nostri dintorni.

Visto da fuori questo carattere ci ricorda gli edifici del passato.

Ancora questo carattere non può essere generato da una persona che racconta storie del mondo antico.

È, semplicemente, il carattere di edifici che riflettono le forze che contengono, con proprietà, correttamente.

Poi lessi un passo di un antico manuale di pittura cinese – Il Manuale di Pittura del Giardino del Seme di Mostarda – che mi chiarì la situazione.

Lo scrittore del manuale descrive come, alla ricerca del suo modo di dipingere, avesse scoperto per sé stesso lo stesso modo che migliaia di altri prima di lui avevano scoperto per loro stessi, nel corso della storia. Dice che più si capisce di pittura e più si riconosce che l’arte della pittura è essenzialmente un modo che è incessantemente scoperto e riscoperto, di nuovo e di nuovo, perché è connesso con la natura intima della pittura. L’idea di stile non ha alcun senso: ciò che percepiamo come stile (di una persona come di un’epoca) non è altro che uno sforzo individuale di penetrare il segreto centrale della pittura, che è dato dal Tao, ma che non può essere nominato.

Ed è perché questa stessa morfologia, sottostante a tutte le cose, viene sempre fuori alla fine – allora la via del costruire è davvero senza tempo.

Il carattere senza tempo degli edifici è tanto parte della natura quanto lo sono i fiumi, gli alberi, le colline, le fiamme e le stelle.

Ogni classe di fenomeni in natura ha la sua morfologia caratteristica.

[…]

E quando gli edifici sono fatti correttamente, nella verità delle forze che li generano, anche loro allora avranno il loro proprio carattere specifico. Questo è il carattere generato dalla via senza tempo.

È la incarnazione, in edifici e città, della qualità senza nome.

Capitolo 27

IL NUCLEO DEL METODO

Certamente il carattere senza tempo non ha nulla a che vedere con il linguaggio. Il linguaggio, e il processo che ne scaturisce, libera soltanto l’ordine fondamentale che ci è connaturato. I linguaggi non ci insegnano nulla, ci ricordano quello che sappiamo già, e di ciò che scopriremo ancora molte volte, quando ci liberiamo delle idee e delle opinioni e facciamo ciò che scaturisce da noi stessi.

Può sembrare che la vita degli edifici e il carattere senza tempo possano essere generati semplicemente usando un linguaggio di patterns. Se la gente possiede un linguaggio vivo, sembra che ciò che viene generato dai loro atti edificatori sia vivo; sembra che la vita delle città possa essere semplicemente creata con l’uso del linguaggio. E allora, ci domandiamo, può essere così semplice? Può un processo generare la qualità senza nome che stà nel profondo della natura? Può una teoria essere così potente?

Questi dubbi sono leciti. C’è un nucleo al centro della via senza tempo, un insegnamento che non è ancora stato descritto.

L’essenza di questo nucleo è il fatto che noi possiamo generare una costruzione viva solo se siamo privi di ego, innocenti.

L’innocenza si manifesta quando la gente si dimentica di se stessa, con onestà.

Per fare un edificio privo di ego il costruttore deve liberarsi di ogni pensiero e partire con un vuoto.

A questo stadio la vita dell’edificio verrà direttamente dal vostro linguaggio.

Poi, nell’istante in cui vi rilassate e lasciate il linguaggio generare gli edifici nella mente inizierete a notare quanto il vostro linguaggio è limitato.

Un luogo può avere buoni patterns, ma essere comunque morto.

Un altro luogo può essere senza patterns, ma essere vivo.

Il linguaggio ti rende libero di essere te stesso, perché permette che accada ciò che è naturale e vi mostra i vostri sentimenti profondi verso l’edificio, mentre la realtà tende a sopprimerli.

Il linguaggio vi rende la fiducia in ciò che un tempo sembrava banale.

In ultima analisi i patterns non sono più importanti: servono a rendersi ricettivi nei confronti di ciò che è reale.

In questo senso il linguaggio è lo strumento che conduce a questo stato mentale, che viene definito privo di ego. È la soglia che vi conduce nello stato mentale in cui siete così vicini al vostro cuore che non avete più bisogno del linguaggio.

Questa è l’ultima lezione della via senza tempo.

Agire come fa la natura è la cosa più semplice del mondo. È un atto così semplice come tagliare le fragole.

Quando siamo così semplici, senza residui nelle nostre azioni, solo ciò che è necessario – allora potremo fare città ed edifici che sono infinitamente vari e così pacifici, cosi selvaggi e così vivi come un prato gonfio di vento. […] Un giorno, quando avremo imparato la via senza tempo di nuovo, noi ci sentiremo in pace con le nostre città, così come ora succede passeggiando in riva al mare o sdraiati su un prato.

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